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Bici allo sbando a Padova Est

A Ponte di Brenta, Noventa Padovana e Vigonza vivono moltissime persone che si recano quotidianamente a Padova attraverso via San Marco. Per chi usa la bicicletta però il percorso è off limits, pericolosissimo nei pressi del casello di Padova Est dove le piste ciclabili terminano nel nulla lasciando i ciclisti abbandonati a se stessi in una strada ad altissimo scorrimento di auto e camion. Venendo da Padova, molti proseguono contromano confidando nella benevolenza degli automobilisti, alcuni si avventurano in molteplici attraversamenti e cambi di corsia e altri ancora rimangono bloccati per minuti interi in attesa di trovare un varco per passare incolumi.

Eppure Ponte di Brenta dista soli 4 kilometri dalla zona direzionale della stanga e con altri 2 kilometri si raggiunge il centro storico di Padova, distanze che si potrebbero tranquillamente percorre in bicicletta se il nodo di Padova Est non rappresentasse una voragine nella rete cittadina di piste ciclabili.

Negli ultimi anni sono stati realizzati alcuni importanti tasselli per la creazione di un percorso protetto: prima la passerella sull’autostrada all’altezza dell’ippodromo e recentemente i sottopassi ciclo-pedonali al nuovo viadotto di Padova Est e relativi svincoli. Entrambe le opere rischiano però di rimanere inutili e costose cattedrali nel deserto se non verranno collegate tra loro e con la ciclabile verso Padova.

In particolare mancano solo 500 metri di pista tra la torre del Net Center e i sottopassi al viadotto dove oggi invece la pista è interrotta e i ciclisti, per evitare di percorrere la trafficatissima via San Marco senza protezioni o addirittura in contromano, dovrebbero aggirare il Palanet di San Lazzaro attravreso piccole stradine di campagna che allungano sensibilmente il percorso. Si dice che chi ci ha provato si è perso nella nebbia e, quando ha fatto ritorno a casa alcuni giorni dopo, non era più lo stesso. Ci sarebbe invece la concreta possibilità di proseguire diritti lungo via San Marco se venisse realizzato un percorso portetto. Lo spazio c’è e non serve eliminare corsie delle auto ne tombinare il fosso, lungo il quale, per soli 150 metri, andrebbe solo realizzato un piccolo terrapieno largo un metro o poco più.

E’ quindi sufficente attrezzare e delimitare gli spazi esistenti. Con pochi altri interventi di sistemazione dai sottopassi del viadotto alla passerella sull’autostrada (allargare il percorso che oggi è solo pedonale) e lungo la rampa della stessa verso Ponte di Brenta (attravresamanti rialzati su via dell’ippodromo e al termine della rampa) si renderebbe così accessibile un percorso, protetto e diretto che permette di superare il nodo di Padova Est in bicicletta.